Diodo LED alimentato dalla rete 220v

I vantaggi che si hanno, realizzando un indicatore luminoso di messa sotto tensione, con un led rispetto ad una lampada ad incandescenza sono: bassissimo consumo, una lunga durata, buona visibilità (specialmente se si utilizza un led ad alta luminosità)

Come risulta dallo schema, il circuito che permette di accendere un LED a 220 V è molto semplice.

La caduta di tensione è ottenuta tramite il condensatore C1, intatti, una corrente alternata quando attraversa un condensatore, provoca ai cui capi una caduta di tensione dovuta alla sua impedenza Z. L’impedenza Z dipende dalla frequenza (nel nostro caso 50 Hz) e dal valore della capacità. Rifacendoci alla legge di Ohm V=R*I nel nostro caso risulterebbe V=Z*I, dove V è la tensione efficace ai capi del condensatore, Z rappresenta l’impedenza del condensatore espressa in ohm, I è la corrente efficace che attraversa il condensatore.

L’importanza di utilizzare un condensatore anziché una resistenza, sta nel fatto che essendo, corrente e tensione sfasati fra loro di 90° non si ha alcuna dissipazione per effetto poule, (cioè non avremo alcuna dissipazione sotto forma di calore).

La resistenza RI, serve a limitare la corrente di carica del condensatore, mentre il diodo D1 limita la corrente inversa del Pad ad un valore di 0,7 V, il led DL1 ed il diodo DI conducono ciascuno per una semionda della tensione alternata.

Non dimenticate inoltre che una volta scollegato il circuito dalla rete 220 V, il condensatore resta carico ancora per qualche secondo, per tensioni alternate diverse da 220 V, occorre ricalcolare il valore del condensatore. utilizzando le formule date nell’articolo.

Elenco componenti

R1 =2200 1/4 W
C1 = 470 nF/400-630 V poliestere
DL1 = Diodo LED
DI = 1N4007